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The climate clock.

Aggiornamento: 28 set 2020


Il conto alla rovescia che si trova sulla facciata di un edificio di Manhattan segna oggi sette anni e novantasei giorni dal punto di non ritorno per il nostro pianeta.


La percentuale di energia ricavata da fonti rinnovabili impiegata nel mondo (che è di circa del 27%) affianca il tempo mancante al primo gennaio del 2028.


Ma perché proprio il primo gennaio 2028?


Si stima che entro quella data la temperatura media globale supererà i 1,5 gradi, che è il limite massimo per salvare il salvabile secondo gli accordi di Parigi.


L’intento di questa iniziativa dei due autori Gan Golan ed Andrew Boyd in occasione della Climate Week è quello di sensibilizzare e stimolare i passanti dalla Union Square a fare delle buone azioni per la Terra (o quanto meno, a non farne delle cattive) col fine di lasciare ai propri figli l’eredità più proficua di qualsiasi abitazione, auto o ricchezza.


Oltre tutto, questo promemoria di ciò che conta davvero è, a mio avviso, una provocazione alle coscienze inquinate, come il nostro pianeta, di persone che vivono l’oggi come non ci fosse un domani e che pensano che il futuro sia un problema degli altri, ignoranti del fatto che loro sono gli altri e gli altri sono loro.


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